Quando installo Linux su una macchina nuova, non lo lascio mai “così com’è”. Un sistema appena installato è funzionante, ma non è ancora ottimizzato, sicuro, né adatto a un uso professionale. Questa fase è fondamentale: è qui che Linux diventa davvero mio.
1. Aggiornamento completo
Il primo passo è sempre aggiornare tutto per partire da una base solida.
2. Attivazione dei repository corretti
Ogni distro ha repository aggiuntivi utili per driver e codec:
- Ubuntu/Mint: Repository “restricted” per driver e codec.
- Fedora: RPM Fusion (free + nonfree).
- Debian: contrib + non‑free‑firmware.
3. Installazione dei driver ottimali
Su hardware moderno, i driver fanno la differenza. NVIDIA richiede i proprietari, mentre AMD e Intel sono già inclusi nel kernel.
4. Ottimizzazione delle prestazioni
Migliora la gestione della RAM su portatili e PC con poca memoria.
sudo systemctl enable fstrim.timer
Valuto cosa non serve con systemctl --type=service.
5. La mia checklist di sicurezza
ufw enable (Debian/Ubuntu) o firewalld (Fedora/SUSE).
Protegge da tentativi di accesso ripetuti se hai servizi esposti.
Uso unattended-upgrades o dnf-automatic.
6. Pulizia del sistema
Un sistema pulito è un sistema veloce. Rimuovi la "zavorra" preinstallata e pulisci la cache.
7. Configurazione del Desktop
Personalizzo l'ambiente (KDE, GNOME o XFCE) per massimizzare la produttività tramite animazioni, scorciatoie e gestures.
8. Configurazione dei backup
- Timeshift: Snapshot di sistema (desktop).
- rsync: Backup professionale da riga di comando.
- BorgBackup: Criptato e deduplicato, ideale per server.
9. Hardening avanzato
Per le mie macchine professionali uso AppArmor o SELinux attivo, hardening del kernel tramite sysctl e montaggio sicuro delle partizioni (noexec su /tmp).
Il mindset post-installazione
L’obiettivo non è solo farlo funzionare, ma farlo funzionare bene, in modo sicuro, veloce e coerente con il mio modo di lavorare.